L’avvento della Rivoluzione industriale nel 19° secolo cambiò drasticamente la maniera di lavorare nel vecchio continente. La nascita e la diffusione di nuove tecnologie (come per esempio la macchina a vapore) portò ad un deterioramento nelle condizioni di lavoro degli operai dell’epoca. Infatti, molte mansioni che una volta erano svolte da forza lavoro umana, cominciarono a essere effettuate da macchine. La rivoluzione tecnologica portò sicuramente dei vantaggi, ma creò anche molte tensioni, poiché la società non era preparata per accoglierle e integrarle nel sistema.

In Inghilterra (paese che ha avuto un ruolo di rilievo nel contesto della rivoluzione industriale) nacque un movimento chiamato “luddismo”. I luddisti erano degli operai che vedevano nelle macchine la causa primaria della loro situazione precaria (disoccupazione, salari che garantivano la mera sopravvivenza, ecc.) e decisero dunque di iniziare un movimento con l’obiettivo di distruggere i macchinari delle fabbriche.

Che rilevanza ha questo aneddoto ai giorni nostri?

Come nel 19° secolo, anche oggi ci troviamo di fronte a profondi cambiamenti di natura tecnologica, come per esempio l’intelligenza artificiale e la crescente automazione di servizi (bancomat, casse self service nei supermercati, ecc.).

Frenare questa tendenza è praticamente impossibile, quindi come possiamo affrontarla? Quali sono le competenze che ci distingueranno dalle macchine e dai robot in futuro?

Sempre più esperti e figure autorevoli citano le seguenti come competenze del futuro:

  • empatia e comunicazione,
  • pensiero critico,
  • creatività e immaginazione,
  • strategia e lungimiranza
  • “fisicità umana” (ci sono alcune attività in cui la fisicità umana sarà difficilmente rimpiazzata)

Le nostre competenze umane saranno sempre più ricercate, ed è bene cominciare a coltivarle sin d’ora accanto alle competenze tecniche.

Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.
(Albert Einstein)

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